La Giornata Nazionale della Pizza

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La Giornata Nazionale della Pizza

Giornata nazionale della Pizza - 19 Settembre

La pizza! Certamente uno dei piatti italiani più diffusi ed apprezzati nel mondo, in tutti i suoi gusti e nelle varianti che, a pensarci bene, non sono poche. Sì perché la pizza ha anche il potere di stimolare la creatività e la fantasia. Che sia preparata da chef, cuochi, casalinghe, estimatori, appassionati o golosi, la pizza gratifica tutti con il risultato finale, sia perché è facile da impastare e cucinare sia perché viene sempre apprezzata da chi la mangia.

Un altro suo pregio è quello di essere adatta al consumo in qualunque momento della giornata, non solo a pranzo o a cena, ma anche per merende e spuntini. Numerosi sono poi gli eventi nei quali non può mancare, dalle feste per bambini ai meeting di lavoro o di studio, dalle apericene ai buffet dopo le cerimonie. Insomma quando c’è la pizza, in qualunque formato venga preparata, il successo è garantito e la fame viene saziata con gusto.

In occasione della festa di San Gennaro, il 19 settembre, L’AIFB, Associazione Italiana Food Blogger, ha inserito nel calendario nazionale del cibo italiano, la giornata dedicata alla pizza. Il legame tra il santo e il più famoso piatto del mondo è presto detto, si tratta della città di Napoli. San Gennaro è, infatti, il patrono del capoluogo campano dove, secondo la leggenda, sarebbe nata la pizza Margherita, regina indiscussa delle pizze, amata per la sua semplicità e per i suoi colori, gli stessi della bandiera italiana.

Secondo alcune fonti, nel 1889, durante la visita a Napoli del re d’Italia Umberto I di Savoia e della sua consorte Margherita, un abile pizzaiolo, Raffaele Esposito, venne chiamato nella sfarzosa reggia di Capodimonte affinché preparasse la pizza per i sovrani. Esposito propose loro tre varianti tra cui la sua nuova creazione, pomodoro, mozzarella e basilico, a cui diede poi il nome della regina, visto che l’aveva così tanto apprezzata. Secondo altre testimonianze, invece, la pizza con pomodoro, mozzarella e basilico esisteva già e il merito di Raffaele Esposito sarebbe stato solo quello di aver attribuito il nome della regina ad una pizza già ampiamente conosciuta.

L’Associazione Verace Pizza Napoletana, fondata nel 1984, che riconosce però solo la Marinara (pomodoro, aglio e origano) e la Margherita verace, ha stabilito, in un decalogo, le regole che devono essere seguite per un’autentica pizza napoletana e che possono essere così sintetizzate:

  •       La pizza è un prodotto artigianale, quindi potrebbe presentare piccole differenze da pizzeria a pizzeria;
  •       l'impasto è realizzato solo con acqua, sale, lievito, e farina ed è fatto lievitare per un minimo di 8 ore;
  •       la base deve essere fatta a mano senza utilizzare il mattarello o comunque non sono permessi mezzi meccanici per la sua preparazione (i pizzaioli danno la forma alla pizza con le loro mani, facendola girare con le dita);
  •       deve essere cucinata in un forno a legna per non più di 60-90 secondi;
  •       deve essere tonda, di diametro non superiore ai 35cm, con il bordo rialzato (cornicione di 1-2 cm) e la parte centrale spessa al massimo 4mm. Nel centro deve spiccare il rosso del pomodoro, cui si è amalgamato l'olio e, nella Marinara, il verde dell'origano e il bianco dell'aglio, nella Margherita, invece, deve risaltare il bianco della mozzarella e il verde delle foglie di basilico.

   

Alimenti simili alla moderna pizza esistevano comunque già nell’antichità. I Greci preparavano un pane di forma appiattita che veniva condito con vari aromi, tra cui aglio e cipolla, il re dei persiani, Dario il Grande (521-486 a.C.) cuoceva un tipo di pane piatto, usando gli scudi per la cottura e nel I secolo a.C. il poeta latino Virgilio, nel suo poema latino, l'Eneide, fa riferimento all'antica idea del pane come piatto commestibile o tagliere per altri cibi. Se ne deduce che la storia della pizza si perde nella notte dei tempi. Per arrivare però alla definizione attuale bisogna arrivare al XVI secolo, quando, a Napoli, un pane di forma schiacciata venne chiamato con il termine “pizza”, storpiatura della parola "pitta" (focaccia) di derivazione latina. Alexandre Dumas (padre) nella sua opera Il Corricolo, pubblicata nel 1843 scrive: “La pizza è una specie di stiacciata, come se fanno a Saint Denis. È di forma rotonda e si lavora con la stessa pasta del pane: varia nel diametro secondo il prezzo. […] A prima vista sembra un cibo semplice. Sottoposta a esame, apparirà come un cibo complicato. La pizza è all'olio, al lardo, alla sugna, al pomodoro, ai pesciolini” […]

 

Anche se è difficile stabilire la data precisa della nascita di questo straordinario prodotto, si tratta di uno degli alimenti più antichi della cultura italiana. La Pizza Margherita fu inventata successivamente, dopo il XVI secolo, quando giunse in Europa, dalle Americhe, uno dei suoi principali ingredienti, il pomodoro. Solo a partire dal Seicento esso entrò a pieno regime nella nostra alimentazione poiché, prima di questo periodo, veniva considerato un alimento con scarso apporto di nutrienti in confronto, ad esempio, alle patate, anch’esse di importazione americana. La prima vera unione tra il pomodoro e l’impasto per la pizza avvenne, forse anche per questo motivo, alla metà del Settecento, nel Regno di Napoli. La pizza era popolarissima sia presso i napoletani più poveri che presso i nobili. Lentamente la focaccia di origine popolare arricchita con il pomodoro si diffuse in tutte le classi sociali e, dopo la Seconda guerra mondiale, in tutte le regioni italiane. Cominciarono a diffondersi anche i locali specializzati nella preparazione della pizza, inizialmente semplici forni in cui si consumava in piedi per strada, in seguito vere e proprie trattorie e pizzerie che, fino agli inizi del Novecento rimasero un fenomeno prettamente napoletano. Sull’onda delle ondate migratorie italiane, le pizzerie iniziarono a diffondersi all'estero, ma soltanto dopo la seconda guerra mondiale, si adeguarono ai gusti dei vari paesi e diventarono un fenomeno mondiale.

Gli italiani emigrati, soprattutto negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo, fecero conoscere, apprezzare e anche modificare la pizza nel mondo, la adeguarono anche alle diverse culture, ma senza mai abbandonare la tradizione. Oggi molti cuochi di differenti nazionalità sono diventati esperti pizzaioli e per loro esiste anche un campionato mondiale in cui misurare le proprie abilità.

L’attuale giro di affari legato alla pizza (pizzerie, consegne a domicilio, surgelati, catene di fast food) è molto rilevante nel mondo, al punto che alcuni abili imprenditori, come ad esempio l'americano Tom Monaghan fondatore della Domino's Pizza, hanno costruito intorno alla pizza grandi fortune.